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Leonesse da pancera, l’identikit

I social – senza se e ma- sono diventati un covo di analfabetismo funzionale. 
Diciamolo candidamente.
Gente con la bava alla bocca per minchiate assurde, complottisti dell’ultima ora, pseudo ribelli passivo aggressivi, populisti da strapazzo conditi da demagogia arruffapopolo, stigmatizzazioni attraverso il sempreverde tormentone noto con l’epiteto “buonista” a chiunque abbia un minimo di empatia e di contro “fascista” a chi dica la propria entrando semplicemente nell’ambito della  – sacrosanta-  opinione priva di edulcorazioni o nell’alveo  – comunque- della legalità.

Un ginepraio dal quale è impossibile venirne fuori davvero. 

Tutti si sentono sempre in diritto di dire la propria semplicemente “pour parler” evitando rigorosamente qualsiasi competenza sull’argomento o – quantomeno- un ragionamento con il minimo sindacale di ciò che è noto come “senso critico “.
Ci sarebbero fiumi di lemmi da sprecare per il pensiero targato 2.0 – davvero- ma ultimamente la mia attenzione è stata totalmente catturata dalle gentili donzelle appartenenti alla categoria di ciò che – secondo loro – è classificabile come animo femminile “forte”.
Signori.
Sono tutte dei cazzo di virago in gonnella.

Le cosiddette donne ” pantera ” o ” leonessa” come dir si voglia. 
Le individui subito.
Sono le pubblicatrici compulsive di link in cui campeggia la foto di un felino – ritratto in un’immagine davvero bella e accattivante- con lo sguardo che –  assolutamente – lo fa da padrone e che suggerisce coraggio, fierezza e abnegazione.
Le cosiddette ” addicted ” delle rappresentazioni- perché prive della capacità di articolare un pensiero che quindi viene inesorabilmente  affidato all’immagine- in pieno stile “monella bastarda”.

Avete visto mai la pagina suddetta  – dalla quale attingere come se non ci fosse un domani –  sui social?
Un misto tra ignoranza allo stato puro, una spolverata di grammatica dubbia , cure parentali erroneamente scambiate per invadenza e vicine alla psicosi qualora la suddetta fosse dotata di prole al seguito, citazioni di film- assolutamente appartenenti al concetto di cult e dei veri e propri capolavori ma assolutamente da relegare , per le persone equilibrate , nell’ambito “fiction” – in cui si fa capire – assolutamente non fra le righe – che i metodi mafiosi – quantomeno nel concetto di vendetta – abbiano una sorta di patente di legittimità e dulcis in fundo ” territory pissing “ della peggiore specie.

Cioè, le tizie , al secolo casalinghe disperate – e badate che non sto facendo il processo all’intenzione nei confronti di ciò che è il loro compito perché ho avuto una  nonna che ha cresciuto amorevolmente – e severamente- i figli e auguro a tutti la metà della sua intelligenza- ti avvisano – tramite post che loro sono le legittime “proprietarie” del consorte in questione.

A te non costa nulla. Per noi è una fonte di soddisfazione enorme.

Che poi tu per curiosità lo vai a vedere e insomma signori – non voglio essere offensiva –  ma il ” chi cazzo se lo caga di striscio? stai serena” rende l’idea a quello che ti balena nella testa quando vedi la foto di cotanto ” splendore” mancato.

Sono territoriali e te lo rendono noto.

È tutto un avvisare tramite sguardi – appunto- severi che nell’intenzione non dovrebbero lasciare adito a dubbi ma poi usano la carta della minaccia velata nella didascalia.
Eh , sì. Perché c’è sempre la citazione letteraria a completare il tutto. Che sia una frase di uno scrittore internazionale o no, il contenuto poi viene sempre adattato a quella saggezza ” nazional popolare ” che tanto piace alle tizie in questione per fare fronte comune. Perché- sebbene inneggianti l’individualismo come unica modalità di vita che valga la pena di essere vissuta – nei fatti poi queste hanno bisogno di fare branco. Se l’immagine è la stilizzazione di una donna con la sigaretta in bocca meglio. Fa tanto “guitta ” neomelodica perché assieme alla ” spietatezza ” di un’eventuale reazione “se qualcuno mi tocca il moroso” , deve esserci necessariamente- perché il cuore umanizza e rende più simpatici-  una dimensione emotiva prova del fatto che le donne forti siano poi in soldoni – dolci  come un babà.

Insomma un potage niente male.

Un trattato di sociologia in piena regola.
Dal quale poi si possono individuare i ” must ” che accompagnano.
La leonessa barra pantera lancia strali, cazzo.
Vaticina.
Pensa che attaccare subito sia meglio per raggiungere i suoi obiettivi.
Pensa che questo atteggiamento aggressivo del cazzo – attenzione utilizzato di ” default ” perché altrimenti io non potrei parlare , la sottoscritta è aggressivissima, ma quando le vengono rotti gli zebedei- sia sintomatico di successo.

La leonessa barra pantera vuole mantenersi informata per cui ogni tanto fa l’impegnata nel sociale. Propone petizioni.
Per non parlare delle competenze pedagogiche.
In genere la leonessa barra pantera è quella che ti viene a dire – io insegno – quale sia il migliore approccio didattico per il figlio o la figlia.
In questo signori io ho una sorta di compiacimento atavico.
Riproporre la faccia delle suddette a una mia risposta allorquando le tizie abbiano cercato di varcare la soglia genitoriale per entrare nella mia è un esercizio di stile impossibile.
Semplicemente “perculate” alla grande e immediatamente.
Ma la cosa più antropologica di tutte é la seguente: la leonessa barra pantera è apparentemente femminista. Mette le scarpette rosse in bacheca ed è inequivocabilmente contro la violenza sulle donne. Salvo poi etichettare tutte quelle che interagiscono col consorte come ” puttane”. 

Valentina

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