Si salvi chi può.

Considerazioni semiserie sul giorno del Sì.

Da quando ne ho memoria, una cosa che ho notato essere un concetto assolutamente granitico e difficile al cambiamento è l’atteggiamento ostile dell’uomo medio – almeno a primo acchito- nei confronti del matrimonio.

Adesso- sebbene  personalmente non sia un passaggio che consideri vitale- e lo dimostra il fatto che io sia una single di 40 anni, però una cosa è da ammettere.

Mentre le gentili donzelle cambiano letteralmente i connotati e mostrano un sorriso a 32 denti al solo pensiero di attraversare la navata a mo’ di nuvoletta dagli occhi sognanti, la controparte maschile, almeno nella fase decisionale della coppia non solo è riluttante, ma è come se ricevesse un gigantesco, incommensurabile, monumentale calcio sui coglioni.

L’onestà intellettuale vorrebbe che si partisse da questo assunto elementare, e cioè che mai  un uomo salterà dalla gioia per il giorno del fatidico “si” – il che ovviamente non c’entra niente con il fatto di amare- mentre quando l’orologio biologico femminile inizia a battere il rintocco, signori miei, sono grandissimi cazzi del partner.

Il quale , volente o nolente, si ritroverà in una morsa che al confronto un Boa Constrictor risulterebbe innocuo e docile come un agnellino appena nato.

Proprio così.

Eccovi servito il pressing psicologico più colossale del rapporto a due.

Se avete una compagna che si aggira intorno alla trentina, proprio perché portatori sani di “status sociale” e produttori di spermatozoi che perpetrino la progenie ( questo è un di più, perché non necessariamente legato in maniera imprescindibile) voi maschietti dovrete inevitabilmente cedere al diktat pipparolo della vostra dolce metà.

Riassumendo: o vi sposate o vi fingete morti come se foste davanti a un  Grizzly.

Tertium non datur.

Oppure sì.

Ma per qualche stranissima ragione che ha le sue radici in una recalcitranza totale rispetto alla solitudine- invece di sfancularsi reciprocamente qualora si abbiano aspettative e obiettivi di vita totalmente opposti – non credo nei compromessi in amore, per me non sono sinonimo di forza e volontà  inossidabile della coppia ma di debolezza assoluta- si sopporta e si passa al livello successivo di rottura di coglioni.

Questo è assolutamente non opinabile.

A te non costa nulla. Per noi è una fonte di soddisfazione enorme.

Da qui, i “topoi” relativi alla reazione di genere rispetto al passo fatidico si sprecano.

Ho visto giovani donne andare in crisi per la posizione del segnaposto, le ho viste avere attacchi isterici per la distribuzione degli inviti, procurarsi cambi umorali degni del periodo mestruale più doloroso per le partecipazioni.

A tal proposito : ci può essere pratica più idiota? Ti faccio sapere che mi sposo ma non ti invito – che per me andrebbe benissimo perché i matrimoni sono lungaggini procuranti prolassi vaginale-ma che logica è? Vuoi gli auguri? Vuoi i soldi lo stesso? Vuoi un rene? Dimmi tutto!

Ma nulla è paragonabile alla trasformazione in vere e  proprie Erinni qualora le nuances del bouquet non incontrino le ultime tendenze in fatto di moda o le portate del menù non siano sapientemente bilanciate in portate gourmet in cui tradizione e innovazione si avvicendino con il risultato di vere e proprie opere d’arte le quali ti dispiace anche solo minimamente pensare di toccare e che ti lasciano una fame level Giuliano Ferrara ai tempi d’oro per le quantità che definire esigue è voler usare un eufemismo.

Di contro, consorti assolutamente inconsapevoli rispetto a questi dettagli che Enzo Miccio “scansati”, bacchettati costantemente da fidanzate totalmente sul pezzo.

Lo vedi lì il maschio medio, in balia totale degli eventi, annuire terrorizzato sul colore del sacchetto in taffetà della bomboniera , sul richiamo tonale relativo al tovagliato e la comunicazione del dress code rigorosamente da far rispettare ai propri invitati pena la ghigliottina immediata.

Insomma, un’attenzione  spasmodica verso le minuzie che sfocia nella nevrosi e che per loro non trova giustificazione alcuna ma provoca esclusivamente una incommensurabile, sconfinata, gargantuesca rottura di coglioni.

Praticamente il trailer di quella che sarà una pellicola che dopo un po’ vi vorrà testimoni di una routine in cui il ménage familiare trasformerà una passionale compagna in una che sarà più votata a fare la mamma e  ve la darà col contagocce.

Il resto è storia.

La conosciamo tutti.

Valentina

1 commento

Lascia un Commento

Vuoi partecipare alla discussione?
Sentitevi liberi di contribuire!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

VERITA’ PUTTANA.

/

Senilità sul web

/
soda e caustica blog
sodaecaustica il blog politically correct
Anno nuovo: la fallacia dei buoni propositi
Noi, quelli che...Fantaghirò
The Great Gig in the Sky, ovvero l’orgasmo del Rock
Capitolo horror: la pizza di classe
Soda e caustica il blog politically correct
Sodaecausticablog Il blog politically correct
Sodaecausticablog Il blog politically correct

Non ti amo più

/
Sodaecaustica. Il blog politically correct
Soda e Caustica. Il blog politically correct
Soda e Caustica. Il blog politically Incorrect

Le FIGHE ODIERNE

/
Soda e Caustica. Il blog politically correct
Soda e Caustica. Il blog politically Incorrect
Soda e Caustica. Il blog politically Incorrect
Soda e Caustica. Il blog politically Incorrect

Il piano B

/
Soda e Caustica. Il blog politically Incorrect
Soda e Caustica. Il blog politically Incorrect
Le mamme social
Resoconto di un’illusione perpetrata per generazioni:
L’eternità di un attimo condiviso
Soda e Caustica. Il blog Politically Incorrect
Soda e Caustica. Il blog politically Incorrect
Soda e Caustica. Il blog politically Incorrect
Soda e Caustica: Il blog politically correct