VERITÀ PUTTANA.

In barba all”oggetto” citato questo titolo è un semi-fake.

Uno specchietto per le allodole.

Leggevo da qualche parte che usare le parolacce attiri maggiormente l’attenzione.

E, siccome – molto  candidamente-  il mio obiettivo è quello di portarvi a leggere, ho usato cinicamente questo meccanismo psicologico.

Siamo attratti dal brutto, dal torbido o semplicemente da qualcosa che ci sembri più autentico di altisonanti concetti di virtù sparati in pompa magna per risultare eticamente appetibili.

In realtà quello che ho da dire è marginalmente afferente al concetto sopracitato.

Anzi.

Vuole essere un “J’accuse” sincero verso tutta la retorica banale concernente questo tormentone – e cioè l’elogio della schiettezza -di cui tutti si riempiono la bocca.

Ecco: volevo dibattere proprio di questo.

Dei paladini della verità.

Di questo esercito di esseri che hanno la gradevolezza di un “gattino attaccato ai coglioni”.

Avete presente?

So benissimo che avete focalizzato.

Proprio loro.

Questo battaglione nutrito di sfigati cronici che si sente eticamente superiore e che – da un pulpito imbarazzante – ti viene a fare la predica.

O ancora più precisamente : i predicozzi.

Un mix litanico di precetti dabbene che fanno dell’immobilismo la tomba di ciò che è l’essenza più profonda della vita: e cioè la mutevolezza.

Li vedi, urticanti come un brufolo appena piazzatosi fra le natiche , con il ditino moralizzatore che oscilla atto a ricordarti – aggiungerei secondo una inspiegabile investitura di codice di condotta plausibile – ciò che sarebbe opportuno fare.

E su questo no-sense di dimensioni gigantesche ci costruiscono crociate pro morigeratezza imbarazzanti.

Sui social poi, questa attitudine diventa macroscopica nella fattispecie di tutta una serie di luoghi comuni che diciamolo pure , nel migliore dei casi suscitano fastidiosa aerofagia.

Nella mia attitudine all’analisi che – proprio sui social-network- trova terreno mirabilmente fertile poiché portavoce spietato della comunità che ci sta intorno- ho riscontrato che i moniti sulla verità sono onnipresenti e costanti.

Dalla semplice citazione filosofica appartenente ad un autore che – in fondo in fondo- non si conosce ma fa figo, alla riflessione più lunga e piena di dritte purificatrici in cui vengono “regalate” perle di saggezza varie che censurano tutto ciò che non è in linea con il fantasma della “certezza”, ai “meme” che si vestono di grandezza etica e che sono la quintessenza dell’analfabetismo funzionale.

Fateci caso –  sui social ,  all’interno dell’universo  femminile-  quella che si propugna come modello di virtù e soprattutto forza, e che va di link profetici altri non è che una perbenista dozzinale rinchiusa nella gabbia delle sue certezze apparenti ma che in fondo in fondo – se non fosse per la paura del giudizio altrui- si darebbe alla copula con un esercito di cosacchi imbufalito.

Andando nello specifico poi, in maniera molto semplice e pratica , chi non si è imbattuto in frasi del tipo:

“ io sto antipatica perché dico la verità” oppure “la verità fa male”?

Ma chi?

Ma cosa stai dicendo?

Chi sei?

E soprattutto chi ti “caga”?

Ma l’opzione secondo la quale tu stia sul cazzo semplicemente perché meriti di starci con il tuo background mediocre e pseudo purificatore l’hai mai considerata?

A te non costa nulla. Per noi è una fonte di soddisfazione enorme.

Vediamo signori.

Sono una delle persone più schiette che possano esistere sul globo.

Sono brusca, assolutamente incurante del giudizio di terzi sul mio conto- come epifenomeno massivo-  e mi piace la polemica.

Incredibilmente.

Sono assolutamente galvanizzata dal mio essere sempre il bastian contrario.

Mi piace essere la stecca nel coro.

Ho un “super io” con cui sono sempre in lotta perché tendente al concetto manicheo- che odio- del giusto e sbagliato.

Per cui qualche cosa sulla verità mi sento di doverla dire anche io.

Innanzitutto, tutti mentono o hanno mentito almeno una volta nella vita.

Certo sbagliato, ma umano.

E soprattutto se non vi è mai capitato di farlo, buon per voi ma non dovete “sfrantecare” i genitali a terzi occupati a vivere.

La vita è composta da sfumature.

La vita , a volte, è contraddizione.

E a noi altri forse non ce ne fotte una beneamata “cippa” di essere eroi senza macchia perché la vita – per definizione stessa- è antigienica.

A volte è non avere il coraggio di fare alcune cose necessarie.

A volte è non avere le palle – un altro tormentone è l’invito costante ad essere coraggiosi -semplicemente per debolezza.

E’ non riuscire a dire a un amico il proprio pensiero in maniera lapalissiana per non ferirlo.

E’ restare immobili davanti al treno che potrebbe cambiartela l’esistenza per semplice errore di valutazione.

E’ fare puttanate assurde e ripeterle perchè semplicemente accade così.

Altre semplicemente è scegliere di stare in silenzio quando non si è interrogati.

Questa ingerenza totale giustificata attraverso l’amore per la verità quando non ti viene chiesta ( qualora invece avvenisse il contrario invece sono per la brutalità più totale) è la nuova barbarie dell’umanità.

Ma poi verità di cosa?

La tua verità?

Quale verità?

C’è forse una verità assoluta?

La cosa che mi fa incazzare di più con le persone, quella che mi fa imbufalire , è questa tendenza a rendere oggettive – quindi misurabili o empiricamente dimostrabili- delle categorie che per natura sono afferenti alla relatività – e cioè parziali, soggettive, personali.

Non è molto difficile da capire.

I vissuti privati poi sono quanto di più mutabile – a secondo dell’essere che li esperisce- possa esistere.

I cosiddetti fautori del “diktat” della sincerità si aggirano tronfi nella loro missione e si sperticano per questo fottutissimo nulla cosmico rappresentato dall’ immotivata certezza  dell’ineluttabilità  del loro insindacabile giudizio.

Dai – insomma – diciamolo pure.

Questi cavalieri senza macchia e queste donzelle virtuose che si auto-celebrano con lo scudo della verità hanno francamente sfracellato le gonadi.

Le hanno polverizzate.

Kaputt.

Valentina

1 commento
  1. Francesca G
    Francesca G dice:

    Chi sputa sentenze sugli altri e sulle loro più o meno condivisibili scelte lo fa perché di fatto non vive ma sopravvive alla sua esigenza. Baci

    Rispondi

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